Ennio Rega Quartet

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Un disco non è un paio di scarpe, dovrebbe essere il centro della cultura di un paese, proprio come un libro”dichiara Ennio Rega che ha pubblicato per Scaramuccia Music /Edel il suo quarto album “Arrivederci Italia“, da ottobre 2011 nei negozi.

Arrangiato con il chitarrista svedese Lutte Berg il disco è stato registrato in diretta dal quintetto che Rega, pianoforte e voce, dirige da anni, alla Lead Studios di Roma nel 2010, mixato a Milano alle Officine Meccaniche di Mauro Pagani dall’americana M.J. Robertson.  

A differenza del precedente lavoro “Lo scatto tattile” qui il suono è fondamentalmente acustico, uno stile jazzistico, contaminato da classica e popolare, che mescola con naturalezza ska, shuffle, swing, beguine, reggae, polka, rock.

Una sorta di concept album, un j’accuse dell’autore all’ Italia irrilevante (uno dei brani da cui è estrapolato il titolo della raccolta), quella che ha profondamente creduto nel grande sogno anni ‘70 per poi finire nell’apatica mediocrità del rimpianto di una “bellezza”, oggi tutta da rifondare.

La teppa dei marchettari, La buca, Lo sciancato, nell’ordine della scaletta, sono tre storie “maledette” molto attuali, ambientate in tre luoghi diversi della Capitale: Valle Giulia, Stazione Ostiense, Campo de’ fiori. Giovannino, Rosa di fiori finti, sono altri racconti italiani ai confini della nebbia, la notte e la malavita.

Sbriciolo ai corvi, La curva del gatto, Lungo i tornanti sono storie dal taglio “cinematografico”, descrivono il luogo della solitudine in un’Italia arrogante ma anche “spaesata e dolce come a volte lo sono i suoi abitanti”.

Un posto a parte occupano due brani autobiografici molto diversi tra loro: Io Lino e Lia, l’amara ironia intorno alle ipocrisie del mondo della musica. Ballata della via larga (è la via in cui è nato l’autore), una riflessione sulla pseudo-modernità della globalizzazione mediante il racconto della propria infanzia nell’entroterra del Cilento, al secondo piano di un Carcere Mandamentale diretto dal padre. E’ il brano dell’album che apre alla speranza di cambiamento.

Il più labile dei dati è un urlo rabbioso contro la stupidità del “fare” come “valore assoluto” di un liberalismo che esclude ogni ragionamento su questioni di esistenza. Con Libertà, anche in questo come il precedente album, Rega mette in musica Fernando Pessoa. Ragazzo mio è un omaggio a Luigi Tenco, brano pensato inizialmente come ghost track, inserito poi in scaletta per la forte appartenenza al tema dell’album.

Porcapolka è una polca che non vuole invitare al ballo né a sofisticherie filosofiche ma a cercare il senso della musica sulla strada, poiché la musica è “più una spinta dal basso che una creazione dall’alto”.