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 Quando il jazz è visto dal punto di vista di un padre… con verve ritmica e nostalgia.

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Tra i progetti più interessanti dell’imminente JazzUp Caffeina Festival di Viterbo, senza dubbio brilla per intensità ed originalità, la proposta artistica del quartetto di Enrico Zanella. Abbiamo incontrato il musicista emiliano, laureato in filosofia, musicista per professione, compositore e docente.

D. Enrico hai anche una scuola di musica. Ci racconti un po' questo tuo percorso? Come è entrata nella tua vita questa signora chiamata "musica"?

R. partirei dalla seconda domanda approfittandone per dire che la musica nella mia vita è entrata grazie a mio padre al quale devo effettivamente tanto da questo punto di vista. Ricordo che in casa si ascoltava solo musica classica o jazz quindi a dodici, tredici anni mi ritrovavo a far suonare  i vinili di Strauss o magari di Armstrong perché il mio orecchio era abituato a quelle sonorità e quindi semplicemente le riconoscevo e in qualche modo provavo piacere. Da li è partito tutto gli studi musicali, le esperienze all’estero e poi Musicology la mia scuola di musica.

D. Il vostro sound è definito fresco, coinvolgente e sensuale. Ci ha incuriosito quest'ultimo aggettivo. In che senso sensuale e quanto questa dimensione è importante nelle arti musicali rispetto a quelle visive?

R. penso che anche la musica cosiddetta impegnata dovrebbe recuperare il fatto che in genere la musica dovrebbe coinvolgere tutti i sensi oltre a quello di un “piacere” intellettivo; il musicista che riesce in qualche modo ad indurre alla danza ha a mio parere fatto centro; il movimento indotto dalla musica crea un contatto visivo e fisico tra le persone (penso ad un ballo a due…) e quindi inevitabilmente  sprigiona anche gli odori del corpo….ecco in che senso intendo “sensuale”: la musica per risvegliare tutti i sensi, ovvero una musica completa.

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D. Il tuo ultimo lavoro "I bambini non sanno" colpisce e sorprende chi ha il piacere di ascoltarlo. Ci racconti come e perché è nato questo progetto musicale?

R.  nasce in concomitanza con la nascita dei mie figli e la rivoluzione che un fatto del genere comporta. Una riflessione che ha trovato nel titolo la sua sintesi formale: quello che a mio parere i bambini non sanno è una sorta di scudo che la natura stessa offre loro per proteggerli dalla durezza della vita che presto scopriranno ma che nei primi anni di vita va celata per garantire loro una giusta e normale crescita. Se questo scudo viene infranto tale Normalità non è garantita. Penso in generale alle violenze sui più piccoli: non avendo termini di paragone (per ovvia mancanza di esperienza) pensano che quelle violenze stesse possano essere la Normalità e questo è un danno gravissimo. Detto questo, il disco è quindi un continuo sondare le caratteristiche dei bambini: l’energia, il dolore, il gioco, le aspettative e le illusioni, la speranza.

D. Sappiamo che hai in cantiere anche un nuovo disco "Mappamondo". Quali sono i punti in comune ed evoluzioni con il lavoro precedente?

R. si abbiamo cominciato ad incidere qualche brano del nuovo disco. Accantonato il mondo dei bambini ho ripreso un tema molto attuale e caldo: l’integrazione tra popoli e culture diverse in spazi sempre più stretti. L’idea del titolo “Mappamondo” suggerisce il fatto che in un colpo d’occhio riusciamo ad abbracciare il mondo intero: così come oggi usciamo di casa e viviamo quotidianamente la convivenza con persone e quindi culture anche lontanissime . Tale contatto è difficile ma anche potenzialmente molto utile. E la musica è stata e sarà sempre un perfetto esempio di “mappamondo”: quanti mirabili esempi di fusione di generi, stili e strumenti musicali abbiamo??!! Musicalmente, rispetto al precedente disco dove il quartetto base formato da due chitarre, ance e contrabbasso era arricchito in alcuni episodi  da altri strumenti, lascia spazio ad un organico di base già più ricco: al quartetto si aggiungono una batteria ed un set di percussioni; sono il substrato per composizioni che ospitano spesso sezioni fiati a cinque parti o addirittura una intera orchestra sinfonica che comprende oltre al solito quartetto, una sezione archi completa , trombone, tromba, sax tenore, due alto, soprano, due flauti, batteria e percussioni: una grande sfida che abbraccio però con grande entusiasmo.

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D. Enrico, la nostra prima chiacchierata telefonica è stata molto intensa, sembrava che ci conoscessimo da tempo. Per questo ci dici perché hai deciso di partecipare al JazzUp Festival? E come ti immagini fra 10 anni?

R. Si è vero!! Ma questo capita se si è musicisti e si hanno le stesse visioni…ovvero un festival che prova a puntare i riflettori su gruppi meritevoli, ma che hanno poco spazio, senza necessariamente  puntare su grandi nomi già affermati per attirare l’attenzione dei media è un gran bel segnale per il jazz italiano!!! E magari fra 10 anni anche noi saremo affermati e quindi non potremo più partecipare al JazzUp Festival…(ah ah ah ah)

D. Scorrendo la tua biografia ci ha colpito molto leggere della tua esperienza con la cooperativa sociale "Nazareno" di Carpi e quindi la partecipazione al "Festival Internazionale delle abilità differenti". Una realtà forse non ancora molto conosciuta. Ci puoi raccontare come è nata questa collaborazione e cosa ti spinge a sostenere iniziative come questa?

R. Si  è una situazione di cui vado molto orgoglioso sia umanamente che artisticamente. Nel 2009 ho avuto la fortuna ed onore di essere contattato dalla direttrice artistica della Cooperativa Nazareno per tenere i corsi musicali con persone con disabilità attraverso uno strumento speciale che allora non conoscevo: il Soundbeam (raggio di suono). Un mezzo che permette di fare musica  ai portatori di handicap motori anche gravi. Nel tempo abbiamo costituito una vera propria orchestra di 15 elementi che ha già all’attivo numerose partecipazioni al Festival internazionale abilità differenti e la registrazione di un DVD documentario che ritrae l’orchestra in fase di incisione di due brani originali. Come dice David Jackson uno dei promotori a livello mondiale di tale strumento e col quale abbiamo spesso collaborato, quello di insegnare musica a portatori di disabilità è una delle più grandi sfide per qualunque musicista: la mia sfida infatti è quella di produrre musica ad un alto livello qualitativo senza che si sappia che a suonarla sia un disabile.

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D. Per concludere ci dai una tua personale declinazione di Jazz?

R. beh qui si rischia di essere un po' scontati ma non ho remore a dire che il jazz è libertà, ma non libero arbitrio,  infatti molto rigore sta dietro a questa musica che spesso unisce elementi rigidi ed elementi mobili o estemporanei rigorosamente in  equilibrio tra loro. Almeno questo è quello che cerco io…

Si chiude così l’incontro con Enrico Zanella, padre, filosofo, musicista e compositore modenese, ma anche brillante assertore dell’ “Armonia dei numeri primi”, un analisi sulla composizione davvero acuta e sorprendente, che invitiamo tutti a leggere ed approfondire, attraverso lo stesso spazio web dell’artista e…rimanendo in un ambito sicuramente caro ad Enrico, come diceva Einstein… nella ricerca della verità e della bellezza è permesso di rimanere bambini per tutta la vita.

Il team JazzUp 

 

EZ Quartet

Enrico Zanella - chitarra e composizione

Giovanni Po - chitarra ritmica

Matteo Zucconi - contrabbasso

Simone Valla - sax e clarinetto.