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Ricerca e passione e uno sguardo ai migliori anni della storia della musica.

 

Un forte senso di familiarità arriva già dal primo momento, nell'istante in cui il lettore CD riproduce la prima traccia della demo appena arrivata sul tavolo del festival. Arcadelt, è questo il nome scritto sulla copertina. La formazione romana presentà un minuzioso quanto interessante lavoro di ricerca musicale, con arrangiamenti al limite della temerarietà, quelli che per intenderci, da un punto di vista organizzativo, ti confermano che "aprire i palchi" ai giovani non è solo necessario, ma diventa quasi un dovere! 

 

Corrono via gli altri brani, quasi come se fossimo in un déjà vu musicale, e cresce la sensazione del ricordo di esperienze "genuinamente accadute" nel passato, per tutti coloro che come noi, sono cresciuti nel periodo storico migliore ('60 /'70) della produzione musicale mondiale. Cosa che sarà sicuramente accaduta, chissà quante volte, anche a questi cinque ragazzi romani che, all'inizio degli anni '90, per contreaddistinguersi dal coro, trovano la loro identità artistica in un nome che li rappresenti musicalmente,che guarda caso, è anche il nome di un musicista fiammingo del cinquecento, Jacques Arcadelt, la cui musica divenne un modello per la generazione successiva di compositori.

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Scelte fatte, senza sentirsi minimamente in anacronistiche latitudini, cominciano a suonare, sperimentando dalle selezioni caricate sui propri walkman, i pezzi mitici della musica Rock progressivo. Una bella storia di amicizia e di palco. Un racconto che si interrompe però per qualche anno, ma che oggi riparte, sempre con gli stessi protagonisti. I cinque si ritrovano, si appassionano di nuovo: stesse motivazioni, stessa voglia di comunicare, stessa identità musicale.

 

Li ascoltermo questa volta, all'interno della decima edizione del festival della città di Viterbo. Sarà senza dubbio una performance fuori dal coro: per quel loro modo di spettacolarizzare i concerti, dipinto dallo stile visivo e dalla carica drammaturgica di Pierfrancesco Drago, il front man.

 

Il JazzUp continua così, anche in questo suo decimo anno, sulla strada che da sempre lo caratterizza, come contenitore votato alla polivalenza artistica, e, per la prima volta, presenta un genere che ha inciso profondamente sulle passate generazioni, lasciando dei solchi musicali profondi e ancora oggi incolmabili.

 

Sono i miti della musica progressive, gruppi quali Pink Floyd, Jethro TullYes, King Crimson, Genesis, Emerson Lake & Palmer, solo per citarne qualcuno. La loro musica, come la musica degli Arcadelt, percorre latitudini sonore immerse nel blues che aumentano d'intensità e complessità, intrecci melodici e particolari armonizzazioni, con vere e proprie suite compositive e liriche fantasy. 

Abbiamo incontrato proprio Pierfrancesco, la voce del gruppo

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Ci racconti le ultime vicende degli Arcadelt?
Alcuni anni di separazione, dove ciascuno ha intrapreso diversi percorsi artistici, non hanno spezzato il filo che ci univa. Di nuovo insieme, per il matrimonio di uno di noi, una jam session per l’occasione ed il desiderio di ritrovarci a scrivere musica insieme. Di nuovo in sala, con esperienze e stili diversi, con un nuovo modo di scrivere basato sull’improvvisazione, con nuovi equilibri da trovare.

 

Questa reunion vi ha trovato diversi artisticamente?

Non proprio, alla fine i brani erano sempre e comunque inequivocabilmente Arcadelt, con le atmosfere oniriche, strutture dilatate che sembrano arrestarsi improvvisamente per poi ripartire, testi che indagano la complessità dell’essere umano attaverso metafore.


Sarà interessante ascoltare questa vostra nuova produzione, ma avete già parlato di come indirizzarla? 

Per essere un gruppo unito è necessario avere tutti uno stesso obiettivo e spesso le nostre discussioni portavano a strade che sembravano molto diverse. Certamente il desiderio di esprimersi, proprio di qualunque musicista, si unisce al conforto di essere ascoltati, difficilmente si comunica solo con se stessi. Vogliamo quindi rendere accessibile la nostra musica a tutti, attraverso ogni canale oggi disponibile, anche gratuitamente. 

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Spazi sempre più limitati per il live e una scarsa sensibilità dei media per progetti artistici che, come il vostro, esprimono originalità, ricerca e impegno. Secondo te sono motivi per invertire la rotta?

Noi proviamo a tenere la qualità della nostra produzione il più alta possibile, anche con poche risorse economiche a disposizione, con la convinzione che l’onestà professionale sia un valore irrinunciabile.

 

Qual'è il vostro obiettivo più ambito per il quale vi impegnerete maggiormente durante la prossima stagione?

Vorremmo allestire un concerto in un teatro, luogo per eccellenza dove è possibile comunicare attraverso tutti e cinque i sensi (mmmm forse il gusto no ma mai mettere limiti..)

 

Gli Arcadelt hanno anche altri sogni nel cassetto?

Si certo, uno in particolare: infrangere le barriere che dividono palco e platea. Trovare il pubblico sulla stessa nostra lunghezza d’onda per il puro piacere di piacersi e parlarsi, ...perché no!?


 

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L'appuntamento è per Domenica 28 giugno, a Viterbo, Piazza del Gesù, ore 19,30

JazzUp Caffeina Festival Xa Ed. - Tuscia W o n d e r l a n d

Arcadelt in concerto (Rock Progressive)

line up

Pierfrancesco Drago - voce
Fabrizio Verzaschi - chitarra
Giacomo Vitullo - tastiere
Fabio Cifani - basso
Sandro Piras - batteria