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Un sound potente in grado di coinvolgere il pubblico e di farlo scatenare. Jacopo Milesi, chitarrista della Woody Gipsy Band, svela i segreti di questa musica travolgente. La band ha all’attivo tre dischi, di cui uno registrato dal vivo a Londra, oltre 500 concerti in tutta Italia e Europa, energia da vendere e stile inconfondibile. I 5 ragazzi di Milano partono dalla musica manouche del celebre Django Rehinardt per arrivare alla moderna forma canzone, contaminandola con suoni e strumenti esotici.

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Jacopo, puoi descrivere la tua musica in 3 parole?

 

"È sempre complicato definire la musica all'interno di coordinate precise. La musica per sua stessa natura è aerea, multiforme, cangiante. Tuttavia la nostra musica si può definire con queste tre parole. Zingara. Il manouche è il genere da cui siamo partiti, quello di Django Rheinardt, lo zingaro francese che negli anni Trenta del Novecento, a Parigi, ha unito il linguaggio musicale del jazz d'oltreoceano con la tradizione tzigana europea. Django negli anni '30 ha inventato un modo di suonare la chitarra assolutamente personale, nuovo. È stato uno shock per i musicisti dell'epoca ascoltare Django: la tecnica, il gusto musicale, la precisione dell'esecuzione e un'anima sensibile hanno rappresentato uno spartiacque micidiale. La Woody è partita proprio da lì, da quelle sonorità, quegli accordi, quelle armonie. Abbiamo aggiunto due strumenti che sono fuori dal genere. Il cajon, la diamonica e le tastiere, che assieme alle due chitarre e al contrabbasso ci permettono di suonare la nostra musica.

 

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Potente. Un nostro caro amico un giorno ha detto che suoniamo manouche ma pensiamo rock and roll. Ci piace far ballare le persone, farle partecipare, tirarle dentro a quello che stiamo facendo. Un concerto è sempre un momento di scambio tra ciò che succede sopra e ciò che succede sotto al palco. Dal rock cerchiamo di rubare quello spirito potente che si manifesta durante i concerti e che fa sì che le persone si sentano parte di un qualcosa di più grande.

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Malandrina. Come avrete capito ci piace mischiare le carte in tavola, giocare, divertire. Prendere una melodia e fare quello che ci piace, ma sempre trovando una quadra che soddisfi i nostri gusti. Questo per dire che lasciamo poco spazio all'improvvisazione, il minimo necessario, per evitare il rischio che la musica possa diventare autoreferenziale (e questo non ci piace). Poi è ovvio, sul palco succede di tutto. Se Michele o Stefano, i nostri solisti, si sentono di fare un altro assolo, o di fare un botta e risposta, allora tutta la band li segue. A volte ci facciamo dei dispetti per divertirci: capita che la sezione ritmica a un dato segnale smetta di suonare, lasciando 'scoperti' i solisti. Ci piace vedere cosa succede. Altre volte diciamo che stiamo per suonare un brano e poi ne facciamo un altro. Di escamotage di questo tipo ne abbiamo tantissimi, e ci piace inventarne sempre di nuovi."

 

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Cosa porterai sul palco del JazzUp?

 

"A Jazzup presenteremo il nostro ultimo disco Djungle, uscito a dicembre nel formato tradizionale, il buon vecchio compact disc, e a primavera su tutte le piattforme digitali (spotify, itunes eccetera). È un disco molto cantato, in cui abbiamo esplorato la forma-canzone per la prima volta, scrivendo musiche e testi. È anche un disco dalle sonorità nuove per noi: oltre ai nostri strumenti acustici ci sono sintetizzatori, percussioni, chitarre elettriche. Ovviamente suoneremo anche brani dei nostri due lavori precedenti, Wood evening e Live in london."

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L'emozione più grande che hai provato sul palco?

 

"È stato un concerto che abbiamo fatto in un carcere. Suonare in un carcere è già di per sé un evento particolare e carico di emozioni contrastanti. Jacopo stava presentando la band dopo aver suonato per un'ora abbondante.

- ...veniamo da Milano e abbiamo tutti più o meno trent'anni.

Dal pubblico si è levata una voce potente che ha esclamato:

- beati voi, io c'ho più o meno due ergastoli!

In quel momento si sono ribaltate le carte in tavola, sono scoppiati tutti a ridere e l'unica cosa che potevamo fare era riprendere a suonare. Hanno applaudito tutti."

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VENERDI' 23 GIUGNO - Ore 22,00

WOODY GIPSY BAND: Djungle (Jazz Manouche)

 

La Woody Gipsy Band ha all’attivo tre dischi, di cui uno registrato dal vivo a Londra, oltre 500 concerti in tutta Italia e Europa, energia da vendere e stile inconfondibile. I 5 ragazzi di Milano partono dalla musica manouche del celebre Django Rehinardt per arrivare alla moderna forma canzone, contaminandola con suoni e strumenti esotici. Hanno aperto nel 2013 l’unica data italiana di suzanne Vega a Barolo per il festival Collisioni, suonato con l’artista francese Feloche e con l’inglese Anoushka Lucas. A JazzUp Caffeina presenteranno il loro nuovo disco Djungle: impossibile non ballare!

 

On stage:

Michele Rusconi - chitarra solista;

Stefano Scarascia - tastiere;

Jacopo Milesi - chitarre;

Tommaso Fiorini - contrabbasso;

Andrea Spampinato - cajon.